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Il Galateo, o etichetta, per il suo essere una serie di norme di comportamento può sembrare un paradosso, ma in realtà, conoscendolo, rende più facili le relazioni umane. Infatti, seguendo certe norme si riducono gli imbarazzi, i malintesi, gli errori e ci permettono di controllare le proprie reazioni ed emozioni evitando conseguenze sgradevoli per noi e per gli altri.

Alla base delle buone maniere ci sono logica e buon senso: avere attenzione per gli altri, essere moderati e naturali in ogni gesto ed evitare fastidi. In sintesi avere un comportamento educato e di buona creanza.

Ma perché il galateo a tavola? Perché “buona educazione” significa soprattutto evitare i gesti e le azioni che possono ferire, disgustare, infastidire, innervosire, mettere a disagio gli altri commensali.

Il galateo non è nemico della cordialità ma fa da collante tra coloro che,in un dato luogo, in quel momento, siedono alla stessa tavola, per creare una convivialità all’insegna dell’armonia, dell’empatia e del benessere reciproco. Poche regole di base che si possono riassumere in tre parole: compostezza, discrezione, gentilezza. Nella convivialità, quando si abbassano le difese personali, le lacune di buona educazione emergono in tutta la loro evidenza e parlano (male) di noi.

Di solito si fa una grande ironia sulle regole del galateo, ritenendole inutili e superate. Poi però capita a tutti di partecipare a una cena formale o a un pranzo di lavoro, per i quali la conoscenza di quelle norme risparmierebbe imbarazzi e rischi di brutte figure. O magari si deve organizzare una importante cena a casa propria e ci si chiede disperati quale posto assegnare all’ospite di riguardo (da cui potrebbe dipendere il futuro della nostra carriera), quale menu proporre, l’ordine delle portate e come accontentare il palato dei nostri ospiti.

Conoscere le buone maniere a tavola e saperle usare nei momenti opportuni fa anche bene all’autostima, perché aiuta a sentirsi sicuri di sé, senza l’angoscia del: ”Che posata devo usare?”, “Dove metto il tovagliolo?”,…

Se è vero che invitare qualcuno a pranzo significa “occuparsi della sua felicità finché sarà sotto il nostro tetto” occorrerà predisporre la tavola con la massima cura, differenziandola secondo la tipologia di invito, curando la giusta atmosfera.

La scelta del menu e la bontà dei cibi non sono sufficienti a garantire il successo di un pranzo: vi concorre in modo decisivo anche l’allestimento della tavola che deve essere consona al menu e all’occasione: la scelta di piatti, posate e bicchieri per una perfetta Mise en Place, chi invitare e come, la disposizione degli ospiti, la composizione del menu, l’abbinamento tra cibi e vini. Ma la parte più rilevante, di cui far tesoro, è quella riguardante il comportamento da tenere a tavola, dalla corretta postura per sorbire il brodo, a come mangiare cibi ‘difficili’, a cosa fare e non fare.

 

Sono regole, consigli e modi per stare bene con gli altri (e fare bella figura) da seguire tutti i giorni e non solo in determinate occasioni.

Inoltre, conoscendo le regole possiamo anche infrangerle ogni tanto per goderci qualche trasgressione, magari con la complicità degli amici.

L’eleganza delle buone maniere non è una moda, ma è un modo di essere (e di agire) con naturalezza, per non cadere nel ridicolo dello stile di facciata, fatto di maniere apparentemente perfette e di nessuna sostanza.